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lunedì 10 marzo 2014

Omaggio ad Angioletta, vittima di intolleranza e superstizione

Per iniziativa di Sara Rocutto, giovane ingegnere elettronico e attivista dell’Anpi, la festa della donna dell’8 marzo ha visto un’iniziativa di alto valore simbolico, abbinata a un particolare...
- Per iniziativa di Sara Rocutto, giovane ingegnere elettronico e attivista dell’Anpi, la festa della donna dell’8 marzo ha visto un’iniziativa di alto valore simbolico, abbinata a un particolare ricordo della storia cittadina. Un nutrito gruppo di persone ha voluto rendere omaggio ad Angioletta delle Rive, portando mimose e mazzi di fiori al monumento che la ricorda in vicolo del Molino, dietro la casa di riposo Umberto I. Angioletta delle Rive (1580-1651), vittima dell’Inquisizione, era una popolana pordenonese che conosceva l’uso medicamentoso delle erbe. Vedova di un pescatore, donna di servizio nelle case dei signori dell’epoca, Angioletta, accusata di stregoneria, morì a 70 anni nel carcere dell’Inquisizione di Udine, il 4 gennaio 1651.
Le vicende di Angioletta delle Rive sono emerse dall’Archivio arcivescovile di Udine, grazie al saggio di Ornella Lazzaro, pubblicato nel 1992 dalla Biblioteca dell’immagine per la collana “Frammenti di storia”, diretta da Aldo Colonnello. La tragedia di Angioletta s’intreccia con le vicende della comunità pordenonese del ’600, in cui agiscono autorità ecclesiastiche e civili intolleranti, nobili e popolani integralisti e superstiziosi, delatori e vittime del sistema repressivo dell’Inquisizione. «Portando i fiori ad Angioletta – sostiene Sara Roccutto – si ricorda un pagina di storia segnata da persecuzioni e intolleranza e si rende omaggio a tutte le donne vittime della violenza. L’emancipazione delle donne può aiutare il mondo a debellare guerre, intolleranza, emarginazione e razzismo. Speriamo di essere sempre più numerosi nel ricordare, non soltanto ogni 8 marzo, Angioletta delle Rive».
All’appuntamento sono intervenuti Flavio Moro, assessore pordenonese alle pari opportunità, che si è impegnato per la manutenzione del monumento, Cristina Querin, assessore al turismo e commercio di Maniago, Federica Della Rosa, segretaria del Pd di Chions e Pravisdomini, Giuseppe Mazzon, rappresentante dei lavoratori Ideal Standard, Sonia Sfreddo del movimento delle donne “Se non ora quando”, Giacomo Bet dell’Anpi provinciale.   Articolo di Cescut Sigfrido
Dal Messaggero Veneto 9.3.14

venerdì 23 agosto 2013

Da “Mai più complici” al decreto sul femminicidio

di Laura Onofri, SNOQ Torino
Per concludere, con la pausa estiva, le riflessioni sul decreto legge sul femminicidio, mi sembra giusto ricordare che Se Non Ora Quando ha posto pubblicamente e costantemente la drammatica situazione italiana sulla violenza contro le donne dall’aprile del 2012 quando fu lanciato l’appello MAI PIU’ COMPLICI, appello firmato da circa 60 mila persone e di cui riporto qui qualche stralcio:
….Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà.
E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore……
Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla.

Questa campagna è stata importante per aver fatto riflettere tanti, persino la nazionale di calcio, su questo tema e per averlo portato alla luce nella sua drammaticità, continuando brutalmente a a tenere il conto delle donne uccise per far constatare che anche numericamene il problema assumeva una rilevanza che non poteva più essere taciuta; per aver ricordato ai media di come il racconto di questi femminicidi non poteva continuare ad usare parole sbagliate, ingannevoli, uccidendo, se possibile, queste donne una seconda volta; per aver chiamato gli uomini a parlarne, a confrontarsi perchè non ci può essere soluzione al problema se non lo si affronta insieme.
E’ stata importante per tutto il nostro movimento, perchè capillarmente tutti i Comitati si sono mobilitati con azioni plurime, diverse per modalità, forme, linguaggi, ma che hanno sempre focalizzato il problema e sono arrivati anche là dove di violenza si parlava solo fra addetti ai lavori.
Non ultimo il lavoro nelle scuole con il nostro progetto “Potere alla parola”, ma anche con altri, che vari Comitati stanno laboriosamente organizzando per cercare di sensibilizzare i più giovani, quelli che spesso la violenza la agiscono perchè nel nostro Paese non si è mai fatta realmente un’opera di prevenzione e sensibilizzazione reale, concreta.
Questo percorso è stato costellato da tanti fatti, tante azioni anche positive come quella che ci ricordal’avvocata Antonella Anselmo:
“Si e’ concluso pochi mesi fa il processo che condanna l’assassino di Stefania Noce, giovane ragazza di Snoq Catania, uccisa dal suo ex e per la prima volta la sentenza parla di femminicidio”
Ma la strada è ancora lunga ed in salita e questo decreto è pieno di qualche luce e molte ombre:
è importante perchè è un atto governativo di riconoscimento politico della grave questione, tanto da ricorrere ad un decreto legge (necessita’ e urgenza) che si spera non precluda futuri interventi strutturali e organici, peraltro già in corso negli ordinari iter parlamentari. Inoltre più che interventi di inasprimento, di diritto sostanziale (ce n’è qualcuno, ma le principali fattispecie di reato erano già contemplate) il decreto introduce piuttosto meccanismi processuali e cautelari e dunque limitati alle sole vicende del processo, per sostenere le donne, anche economicamente (es assistenza legale gratuita indipendentemente dal reddito, testimonianze protette… permesso di soggiorno alle donne immigrate)
In ombra sembra essere tutto il resto (che e’ un mare magnum come sappiamo): manca un chiaro e massiccio impegno statale ad essere presente su tutti i fronti ( prevenzione, educazione, formazione degli operatori, finanziamenti ai centri antiviolenza) Per adempiere agli obblighi internazionali manca soprattutto una vera pianificazione di sistema su tutto il territorio nazionale.
Noi comunque continueremo a far sentire la nostra voce, come abbiamo fatto in quest’ultimo anno e a pretendere che il tema della violenza conro le donne sia affrontato in maniera strutturale, dando ascolto a coloro che sul campo attivamente e concretamente si battono da anni.