Da “Mai più complici” al decreto sul femminicidio
15-08-2013 21:10:17
Articoli dai territori
snoq
di Laura Onofri, SNOQ Torino
Per concludere, con la pausa estiva, le riflessioni sul decreto legge
sul femminicidio, mi sembra giusto ricordare che Se Non Ora Quando ha
posto pubblicamente e costantemente la drammatica situazione italiana
sulla violenza contro le donne dall’aprile del 2012 quando fu lanciato
l’appello MAI PIU’ COMPLICI, appello firmato da circa 60 mila persone e
di cui riporto qui qualche stralcio:
….Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus,
amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e
il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la
responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il
loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di
bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’
tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti
interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la
responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro
libertà.
E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio,
chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare
insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore……
Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la
violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo,
sceglie di assecondarla.
Questa campagna è stata importante per aver fatto riflettere tanti,
persino la nazionale di calcio, su questo tema e per averlo portato alla
luce nella sua drammaticità, continuando brutalmente a a tenere il
conto delle donne uccise per far constatare che anche numericamene il
problema assumeva una rilevanza che non poteva più essere taciuta; per
aver ricordato ai media di come il racconto di questi femminicidi non
poteva continuare ad usare parole sbagliate, ingannevoli, uccidendo, se
possibile, queste donne una seconda volta; per aver chiamato gli uomini a
parlarne, a confrontarsi perchè non ci può essere soluzione al problema
se non lo si affronta insieme.
E’ stata importante per tutto il nostro movimento, perchè
capillarmente tutti i Comitati si sono mobilitati con azioni plurime,
diverse per modalità, forme, linguaggi, ma che hanno sempre focalizzato
il problema e sono arrivati anche là dove di violenza si parlava solo
fra addetti ai lavori.
Non ultimo il lavoro nelle scuole con il nostro progetto “Potere alla
parola”, ma anche con altri, che vari Comitati stanno laboriosamente
organizzando per cercare di sensibilizzare i più giovani, quelli che
spesso la violenza la agiscono perchè nel nostro Paese non si è mai
fatta realmente un’opera di prevenzione e sensibilizzazione reale,
concreta.
Questo percorso è stato costellato da tanti fatti, tante azioni anche
positive come quella che ci ricordal’avvocata Antonella Anselmo:
“Si e’ concluso pochi mesi fa il processo che condanna l’assassino di
Stefania Noce, giovane ragazza di Snoq Catania, uccisa dal suo ex e per
la prima volta la sentenza parla di femminicidio”
Ma la strada è ancora lunga ed in salita e questo decreto è pieno di qualche luce e molte ombre:
è importante perchè è un atto governativo di riconoscimento politico
della grave questione, tanto da ricorrere ad un decreto legge
(necessita’ e urgenza) che si spera non precluda futuri interventi
strutturali e organici, peraltro già in corso negli ordinari iter
parlamentari. Inoltre più che interventi di inasprimento, di diritto
sostanziale (ce n’è qualcuno, ma le principali fattispecie di reato
erano già contemplate) il decreto introduce piuttosto meccanismi
processuali e cautelari e dunque limitati alle sole vicende del
processo, per sostenere le donne, anche economicamente (es assistenza
legale gratuita indipendentemente dal reddito, testimonianze protette…
permesso di soggiorno alle donne immigrate)
In ombra sembra essere tutto il resto (che e’ un mare magnum come
sappiamo): manca un chiaro e massiccio impegno statale ad essere
presente su tutti i fronti ( prevenzione, educazione, formazione degli
operatori, finanziamenti ai centri antiviolenza) Per adempiere agli
obblighi internazionali manca soprattutto una vera pianificazione di
sistema su tutto il territorio nazionale.
Noi comunque continueremo a far sentire la nostra voce, come abbiamo
fatto in quest’ultimo anno e a pretendere che il tema della violenza
conro le donne sia affrontato in maniera strutturale, dando ascolto a
coloro che sul campo attivamente e concretamente si battono da anni.