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mercoledì 17 aprile 2013

Lettera aperta

                                                                                                          

Alla cortese attenzione

del Presidente del Senato
Pietro Grasso


della  Presidente della Camera dei Deputati
Laura Boldrini

                                                           dei Gruppi Parlamentari
Camera dei Deputati
Senato della Repubblica



                                


Martedì, 16 aprile 2013.

Nei prossimi giorni le Onorevoli e gli Onorevoli Parlamentari, insieme alle delegate e ai delegati designati dai Consigli Regionali, procederanno alle votazioni per la elezione di una persona alla Presidenza della Repubblica Italiana.
Le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio hanno prodotto un cambiamento nella rappresentanza che ha aumentato la presenza delle donne nelle nostre istituzioni; una presenza, purtroppo, ancora largamente insufficiente secondo la nostra valutazione.
Inoltre, la designazione dei rappresentanti delle Regioni ha accentuato ulteriormente questa esclusione: abbiamo visto la nomina di solo tre donne su 58 rappresentanti regionali.
L’esclusione delle donne dalla vita politica rappresenta un elemento di debolezza e di criticità. La nostra Costituzione, nata nel segno della giustizia e della libertà, indica chiaramente che la parità tra uomini e donne è un obiettivo da perseguire per il bene comune.
Rivolgiamo pertanto un invito a coloro che hanno la responsabilità di partecipare a questo passaggio, così importante per al vita della Repubblica: l’invito a tenere conto del punto di vista di entrambi i generi nella nomina della più alta carica istituzionale dello Stato.
Non intendiamo prendere parte al gioco delle nomine: non mancano certo, nel nostro paese, donne competenti e capaci, di grande esperienza e prestigio.
La persona che avrà la responsabilità di guidare il paese in questa difficile fase deve farsi garante della Costituzione e indicare al paese la necessità di lasciare spazio alla forza e alla energia delle donne: senza le donne, non si governa!  

Ci auguriamo vogliate tenere conto delle nostre considerazioni: noi osserveremo le vostre scelte e le valuteremo con attenzione.

Fiduciose in un cortese riscontro, vi auguriamo buon lavoro.

Se Non Ora, Quando?

Se Non Ora Quando? (SNOQ)
Nato dalle piazze del 13 febbraio 2011, snoq è un movimento plurale, indipendente e autonomo dai partiti, attraversato da differenti sensibilità politiche, culturali, religiose, sociali. Raccoglie appartenenti ad associazioni e gruppi femminili, donne indipendenti del mondo della politica, dei sindacati, dello spettacolo, del giornalismo, di tutte le professioni. La pluralità delle posizioni e il forte richiamo etico alla libertà, alla dignità, alla uguaglianza delle donne, ha permesso a snoq di parlare alle donne e ha permesso alle donne di riconoscersi in snoq. SNOQ si impegna perché l’Italia diventi “un paese per donne”.


mercoledì 1 agosto 2012

lettera aperta

Inoltro questo materiale in parte già diffuso, accresciuto di un testo
pubblicato sul Messaggero di venerdì 13 luglio, poichè mi sembra importante
prendere coscienza dell'importanza di questa frammentazione dei servizi e delle
attività sanitarie.



E’ il primo venerdì di luglio quando davanti al timbratore si materializzano i cartoni per gli imballaggi dello sgombero. È tempo di trasferimenti, uno al posto dell’altro, l’altro al posto del primo, genitori da una parte, adozioni dall’altra, fra gli specialisti di un’ala periferica distrettuale. Sarà solo per sei mesi si dice, poi si torna come prima. Oh mein Gott, due traslochi in sei mesi!?. Sei mesi o sei anni è solo questione di tempi, di punti di vista e indubbiamente anche di salassi. Ma che cosa resta della genitorialità, una volta intaccato quel principio che non scinde né separa la maternità biologica da quella adottiva, il bambino naturale dal bambino adottato? Sembrano cavilli in tempi di crisi, eppure separare il Consultorio Familiare dal Servizio Provinciale delle Adozioni è un mutamento che interroga la normativa la quale, negli anni, ha confermato il valore dell’alta integrazione sanitaria e sociale delle due aree di attività.
Rileggendo la Legge sui Consultori, i Piani Regionali e, ancora, mettendo insieme il bambino naturale con il bambino adottato, si colgono due dati essenziali. Il primo è sottolineato dalla pratica di una cura di comunità che tiene unite le fasi della vita attraverso un unico legame di senso.
Il secondo, mette in rilievo come la maternità sia l’esperienza fondamentale che unisce il biologico con l’umano, la natura con la cultura. Se lo specifico della condizione materna è dotare di senso la propria esperienza e donare un pensiero d’amore al bambino in grembo, allora l’adozione è atto insito in questo processo. La vera madre è colei che “adotta” il suo bambino, gli riconosce una propria soggettività, mette al mondo non un frutto carnale ma un essere unico singolare e insostituibile.
Per questo l’adozione non potrà mai essere una specializzazione della maternità ma solo una forma che mette in rilievo il carattere adottivo di ogni maternità. Dividere, distinguere, separare la genitorialità adottiva da quella naturale, crea una contrapposizione fra le fecondità dei corpi e le tipologie dell’amore, fra genitorialità naturale e generatività sociale di cui l’adozione è risorsa e alternativa all’abbandono di un bambino. Così come avviene nelle maternità, anche nei Servizi, soprattutto quando sono di eccellenza come i nostri Consultori o la nostra Psichiatria, si rintraccia quell’inizio creativo che ha donato loro identità e senso di esistere. Esattamente come succede per la nascita e la crescita di un bambino, entrambi: essere umano e Servizi necessitano di un pensiero nutriente.
Il senso poi che un bambino ha per la madre e il senso che egli riceve da lei danno forma al “legame” d’affetto, di cura e di crescita nel cuore della comunità. Se questo “legame” viene intaccato, la generatività rimane orfana del suo “luogo” naturale. Allora, lo spazio affettivo abitato dall’esperienza della nascita (biologica o adottiva) e della cura diventa interscambiabile con il “posto” che, invece, è solo il contenitore fisico.  Separare le Adozioni dal corpo madre, cioè dall’Area Materno Infantile del Consultorio, per collocarle altrove, è assegnare soltanto un punto qualunque in uno spazio indifferente e togliere così il luogo dell’integrazione, delle sinergie, delle relazioni e dei legami di comunità.
Non potranno, allora, che darsi maternità di serie A e maternità di serie B in cui il valore dell’una metterà in risalto il disvalore dell’altra, quest’ultima riposta fra gli specialismi della sanità che curerà un femminile offeso dalla propria incapacità generativa sottolineandone, appunto, l’incapacità riproduttiva.
Se invece si ritiene che il luogo sia fonte di soggettività, l’identità che ne deriva non può essere un posto ma uno spazio generativo. Per questo anche il trasferimento dello storico Centro di Salute Mentale da Via De Paoli che s’insedierà al posto del Consultorio e delle Adozioni Provinciali, mi crea l’amarezza d’assistere alla nuova toponomastica dei Servizi che ridisegna una mappa di legami spezzati.

Lorena Fornasir