giovedì 8 marzo 2012

le donne dal Prefetto per la petizione contro le dimissioni in bianco

«Basta con le dimissioni in bianco»

«Riportare al centro del dibattito politico la condizione femminile». Magari ripristinando quella norma di civiltà costituita dalla legge 188 del 2007 laddove prevedeva che la lettera di dimissioni di una lavoratrice venisse compilata su appositi moduli disponibili presso le direzioni provinciali del lavoro, gli uffici comunali o i centri per l’impiego. Una norma nata per mettere fine alla “pratica” di far firmare, sempre alle lavoratrici donne, una lettera di dimissioni in bianco (senza data) che il datore di lavoro poteva far valere nel momento in cui la dipendente avesse avuto la sventura di restare incinta. Una norma che ha avuto vita breve: «con il decreto legge 122 del 2008 il governo Berlusconi l’ha soppressa». Per chiedere questo rinnovato impegno nei confronti delle donne, Cgil, Sinistra ecologia e libertà, Partito democratico, Italia dei valori, il comitato Se non ora quando, Voce donna, hanno chiesto un incontro al prefetto di Pordenone, che si svolgerà l’8 marzo alle 15. In questa occasione sarà consegnata al rappresentante del Governo una lettera indirizzata al ministro del Lavoro Fornero contenente questa richiesta. «Ci sembra questo - spiegano - un bel modo di ricordare, senza retorica, l’8 marzo». Sindacato e associazioni rimarcano come «ben 800.000 madri nel biennio 2008/9 abbiano dichiarato che nel corso della loro vita lavorativa, in occasione di una gravidanza, sono state licenziate o messe nelle condizioni di doversi dimettere». L’Istat certifica come «le interruzioni del rapporto di lavoro legate ad un figlio si mantengono a livelli vicini al 15%».

OTTO MARZO 2012 IN SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Senato discute mozione unitaria per riequilibrio di genere in legge elettorale

Presentata dalle senatrici di tutti i gruppi

L'aula del Senato sta discutendo questa mattina una mozione unitaria, presentata dalle senatrici di tutti i gruppi parlamentari, che impegna il governo "a sostenere, nel corso dell'esame dei disegni di legge di riforma del sistema elettorale, iniziative parlamentari finalizzate all'introduzione di un principio di non discriminazione che assicuri un’equilibrata rappresentanza di entrambi i generi e consenta il superamento di criteri improntati alla discrezionalità da parte dei partiti".

Ecco il testo della mozione:


" (atto n. 1-00576 testo 2)

Il Senato,
preso atto che:

l'articolo 51 della Costituzione repubblicana recita solennemente che «Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini»;
l’articolo 117, comma settimo, dispone inoltre che le leggi regionali « rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso alle cariche elettive»;
la Corte Costituzionale ebbe a dichiarare (nella sentenza n. 49 del 2003) che «Le nuove disposizioni costituzionali, con cui si è riformulato l'art. 51 nei termini suddetti, pongono dunque esplicitamente l’obiettivo del riequilibrio e stabiliscono come doverosa l’azione promozionale per la parità di accesso alle consultazioni, riferendoli specificamente alla legislazione elettorale». Inoltre, con la più recente sentenza n. 4 del 2010, il Giudice delle leggi ha sottolineato altresì, che la parità di accesso alle cariche elettive rappresenta una facoltà aggiuntiva, che allarga lo spettro delle possibili scelte elettorali, limitato ad una preferenza, introducendo, solo nel ristretto ambito elettorale, una norma riequilibratrice volta ad ottenere, indirettamente ed eventualmente, il risultato di un’azione positiva. In altri termini, è opportuno garantire l'eguaglianza di opportunità particolarmente rafforzata attraverso norme che promuovano il riequilibrio di genere nelle rappresentanze istituzionali;
nell’ambito di tale mutato contesto ordinamentale, con la sentenza n. 49/2003 la Consulta ha ritenuto legittime alcune norme introdotte nella legislazione elettorale della Regione Valle d’Aosta, in virtù delle quali le liste elettorali devono comprendere candidati di entrambi i sessi, a pena di inammissibilità;
il riconoscimento del principio di parità tra uomo e donna fa parte anche degli obiettivi dell’Unione europea (UE) e il principio di non discriminazione, ad esso strettamente connesso, è stato rafforzato dai trattati di Amsterdam e di Lisbona. L'ordinamento comunitario deve, nel suo complesso, adottare tutti i provvedimenti necessari per combattere qualsiasi forma di discriminazione fondata sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o il credo, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale, anche in campo politico ed elettorale;
con specifico riferimento alla materia delle pari opportunità fra i sessi nell’accesso alle cariche elettive, si ricorda la Convenzione sui diritti politici delle donne, adottata a New York il 31 marzo 1953 (ratificata dalla legge n. 326 del 1967) e la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna, adottata anch'essa a New York il 18 dicembre 1979 (ratificata dalla legge n. 132 del 1985). Tali convenzioni internazionali prevedono per le donne il diritto di votare e di essere elette in condizioni di parità con gli uomini;
considerato che:
il problema della sottorappresentazione delle donne nei luoghi decisionali della politica richiede un intervento urgente, anche di carattere normativo, ancorché in attesa della definizione di un nuovo e diverso sistema di elezione per la Camera dei deputati e per il Senato della Repubblica;
la situazione italiana mette in evidenza, infatti, il persistere di una condizione di disparità politica sulla base del genere, che può essere considerato come uno degli indicatori di un basso tasso di democraticità del nostro sistema. La questione non si limita ai dati quantitativi, ma investe la concreta possibilità per una delle componenti della società di incidere sui processi decisionali e di “fare” le politiche. Per il pieno esercizio dei diritti politici, in particolare del diritto elettorale passivo limitato di fatto per le donne, risultano essere fondamentali le modalità di accesso agli organi elettivi ed in particolare i meccanismi di formazione e selezione della rappresentanza e della leadership. La necessità improcrastinabile di risolvere la disuguaglianza rende il dibattito sulle azioni positive in materia elettorale un elemento centrale della riflessione politica sulla democrazia paritaria;
delibera:
di
avviare un percorso volto a promuovere, in tempi rapidi, l’esame, e l’eventuale approvazione da parte dell’Assemblea, di disegni di legge in materia di accesso alle cariche elettive in condizioni di parità tra donne e uomini, nell'ambito della legislazione elettorale, per le circoscrizioni comunali, per i comuni, per le città metropolitane, per le province, per le regioni a statuto ordinario e speciale laddove non previsto, per la Camera dei deputati e per il Senato della Repubblica;
ed impegna il Governo:
a sostenere, nel corso dell'esame dei disegni di legge di riforma del sistema elettorale, iniziative parlamentari finalizzate all'introduzione di un principio di non discriminazione che assicuri un’equilibrata rappresentanza di entrambi i generi.


1) ADAMO Marilena
2) ADERENTI IRENE
3) ALBERTI CASELLATI MARIA ELISABETTA
4) ALLEGRINI LAURA
5) AMATI Silvana
6) ANTEZZA Maria Papapietro
7) ARMATO Teresa
8) BAIO EMANUELA
9) BASSOLI Fiorenza
10) BASTICO Mariangela
11) BERTUZZI Maria Teresa
12) BIANCHI DORINA
13) BIANCONI LAURA
14) BIONDELLI Franca Maria Grazia
15) BLAZINA Tamara
16) BOLDI ROSSANA
17) BONFRISCO CINZIA
18) BUGNANO Patrizia
19) CARLINO GIULIANA
20) CARLONI Anna Maria
21) CASTIGLIONE MARIA GIUSEPPA
22) CHIAROMONTE Franca
23) COLLI OMBRETTA
24) CONTINI BARBARA
25) DE FEO DIANA
26) DE LUCA CRISTINA
27) DELLA MONICA Silvia

mercoledì 7 marzo 2012

Iniziativa contro le dimissioni in bianco.

COMUNICATO STAMPA

         Fra pochi giorni gli organi di informazione locale e nazionale daranno grande spazio alla ricorrenza dell'8 marzo, rievocando i grandi passi in avanti compiuti sulla strada dell'emancipazione femminile ed i tanti problemi ancora aperti .

         Un'attenzione che avrà lo spazio di una giornata. Troppo poco se si considerano  le  tante criticità  presenti  che impediscono,  ancora oggi, alle donne di esercitare pienamente il  diritto di cittadinanza.

         Ne vogliamo ricordare una che è stata oggetto di discussione durante la riunione  svoltosi venerdì 2 marzo u.s. alla presenza di associazioni , sindacati e partiti politici  del nostro territorio quali la Cgil, l'associazione Se non ora quando, le donne del Partito democratico e di Sinistra Ecologia e  Libertà ed è rappresentata dalla difficile situazione del mercato del lavoro che penalizza in maniera preponderante le donne.

            Secondo i dati Istat il tasso di occupazione nel 2010 raggiunge nella nostra provincia il 55,5% delle donne , mentre il tasso di inattività sfiora il 40% .

         Nel progetto Italia 2020- Programma di azioni per l'inclusione delle donne nel marcato del lavoro- predisposto dai precedenti Ministri Carfagna e Sacconi venivano riportati  i dati del Rapporto CNEL sul mercato del lavoro 2008-2009.

         Dagli stessi emerge come il tasso di occupazione femminile  vari a seconda delle diverse condizioni famigliari e delle classi di età, passando dal 77% nelle coppie senza figli,  nella fascia di età dai 25 ai 34 anni, al 52% nelle coppie con figli , al 61% nel caso di monogenitore femminile.

         Una dato che non dovrebbe stupire considerato che il nostro Paese è ben lontano dal raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Comunità Europea per quanto riguarda ad esempio i servizi per l'infanzia, una carenza  che si accompagna alla presenza di costi elevati.   
               
         Ma non basta. Preoccupa leggere come ben ottocentomila madri nel biennio 2008-2009 abbiano dichiarato che , nel corso della loro vita lavorativa, in occasione di una gravidanza, sono state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere.
Il dato emerge dall'ultimo rapporto Istat che sottolinea come le interruzioni del rapporto di lavoro legate ad un figlio si mantengano a livelli vicini al 15%.

         E' necessario allora accellerare e mettere in campo azioni concrete che consentano di   non sacrificare le potenzialità di metà della popolazione : è uno spreco, questo, che una società in affanno come la nostra non può permettersi.

         Fra le tante azioni concrete c'è certamente quella del ripristino della legge  188/2007 la quale prevedeva che la lettera di dimissioni venisse presentata dalla lavoratrice su appositi moduli disponibili presso le direzioni provinciali del lavoro, gli uffici comunali o i centri per l'impiego.

         L'obiettivo era quello di impedire la firma, al momento dell'assunzione,di lettere di licenziamento senza data, da usare come arma di ricatto o come strumento per aggirare le leggi che tutelano la maternità.

         Una norma, questa, che ha avuto purtroppo una vita breve: con il Decreto legge n.122 del 25 giugno 2008, infatti, il neo-eletto Governo Berlusconi provvedeva alla sua soppressione.

         Condividiamo, pertanto, l'iniziativa denominata “ 188 donne per la legge 188” promossa da alcune donne del sindacato, della società civile, del giornalismo, delle politica con la quale si  vuole sollecitare i vari soggetti istituzionali ad assumere un impegno per un intervento legislativo urgente ed efficace contro le dimissioni in bianco.   

         Pensiamo che il futuro del Paese possa partire anche da questo atto concreto e simbolico, dal ripristino della dignità e civiltà del lavoro, perchè le donne non continuino ad essere cittadine diseguali cui si chiede di pagare costi aggiuntivi per la propria disuguaglianza.

         Ed è per questo che tutte assieme solleciteremo un incontro con il Prefetto di Pordenone al quale chiederemo di trasmettere una lettera indirizzata al ministro Fornero. Al Ministro del Lavoro ed ai vari soggetti istituzionali rivolgiamo la richiesta di riportare al centro del dibattito politico la condizione femminile iniziando dal ripristino della cosiddetta legge contro le dimissioni in bianco.

         Ci sembra, questo, un bel modo di ricordare, senza retorica, la ricorrenza dell'8 marzo ed in questo senso intendiamo impegnarci tutte assieme.

Pordenone  5 Marzo 2012


Cgil, Sinistra Ecologia e Libertà, Partito democratico, Italia Dei Valori, Voce donna, Comitato Se non ora Quando
Pordenone   

Per l'otto marzo


“...vivere in prima persona la vita politica ed economica,
 determinandone liberamente e consapevolmente il corso.
 Così, dal più alto vertice dello Stato al più piccolo dei Comuni....”
ROSA LUXEMBURG

lunedì 5 marzo 2012

convegno snoq a Bologna

http://www.youtube.com/watch?v=ZUKYsomvWTU

Segnaliamo questo video girato dalle donne della  cgil di Bologna per il convegno dello SNOQ del 3 e 4 marzo a Bologna " vite lavoro non lavoro delle donne"

e questo articolo del discorso di apertura del convegno


Relazione di apertura dell’incontro nazionale “Vite, lavoro, non lavoro delle donne”

Relazione di apertura dell’incontro nazionale “Vite, lavoro, non lavoro delle donne”,
Bologna, 3 e 4 marzo 2012
Benvenute e benvenuti,
Grazie per aver deciso di essere con noi oggi.
Desideriamo aprire i lavori con alcune riflessioni, frutto del confronto e dell’elaborazione del Comitato Se non ora quando? di Bologna.
Nel luglio 2011, dopo la storica manifestazione del 13 febbraio, ci siamo ritrovate a Siena per dare inizio all’elaborazione di un’agenda politica nazionale di donne.
In quella sede, il comitato di Bologna si è candidato per organizzare e ospitare un incontro a carattere nazionale sul tema del lavoro e non lavoro delle donne. La proposta è stata formulata soprattutto su iniziativa delle più giovani – fra le più esposte alle gravi conseguenze della crisi economica – e per le quali il lavoro appare oggi più che mai un “diritto negato”.
Allora, era difficile immaginare il contesto, i cambiamenti, le emergenze con cui oggi ci troviamo a dover fare i conti. Ma forse, proprio la difficile situazione che stiamo vivendo, rende questo nostro incontro ancora più importante e ricco di significato. Nel momento in cui il governo Monti sta mettendo a punto una nuova riforma del mercato del lavoro è fondamentale che la nostra voce di donne sia presente e forte, che i problemi e le possibili soluzioni da noi avanzate siano presi in esame. Abbiamo le competenze, la forza e la determinazione di incidere nelle scelte che riguardano la nostra vita.
Abbiamo deciso di intitolare questo appuntamento: “Vite, lavoro, non lavoro delle donne”.
La tensione tra vita e lavoro è nota alle donne. Ogni generazione sembra dovervi fare i conti in modi differenti. A partire dalle generazioni che hanno investito sul lavoro salariato e preteso servizi sociali per emanciparsi dal chiuso delle famiglie, pur erogando una massa invisibile di lavoro domestico e di cura. Passando alle generazioni dei femminismi che hanno messo al cuore della riflessione la tensione tra lavoro domestico non retribuito e lavoro conquistato fuori casa, cogliendo il nesso strutturale tra produzione e riproduzione, e la centralità del lavoro non pagato femminile nel sistema economico e nell’organizzazione del lavoro. Per venire, infine, alle generazioni che hanno imparato a riconoscere il proprio duplice desiderio di realizzazione nel lavoro e nella vita affettiva, si tratti o non si tratti di maternità, ma che si trovano davanti nuovi scenari dell’organizzazione e della concezione stessa del lavoro.
Oggi ci ritroviamo a Bologna a poco più di un anno di distanza dalla manifestazione del 13 febbraio, non per festeggiare, non per protestare, ma per confrontarci e dialogare tra noi, donne diverse. Vogliamo avanzare insieme a tutte voi delle proposte su un tema sempre più cruciale per noi donne e strettamente connesso alla nostra dimensione politica ed esistenziale: il lavoro, vera e propria emergenza nazionale per le donne.
Ci troviamo a Bologna, città con il più alto tasso di partecipazione economica delle donne, in uno dei paesi europei a più bassa occupazione femminile. Ma qui, come in ogni altro contesto, la crisi mostra il suo volto nell’impoverimento dei redditi e delle opportunità e, infine, nell’impossibilità di determinare il proprio progetto di vita.
La cruda fotografia scattata dall’ISTAT nel 2011 ci ricorda che:
Il nostro è un Paese in cui fra il 2008 e il 2009, circa 800.000 donne hanno dichiarato di essere state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere nel corso della loro vita professionale, in seguito alla nascita di un figlio.
Il nostro è un Paese dove 7 milioni di donne non hanno un lavoro retribuito. Il tasso di occupazione femminile è appena il 46%, contro una media europea del 58%. Con ben 12 punti di scarto, l’Italia occupa il penultimo posto nell’Europa a 27.
Il nostro è un Paese dove le donne sono più precarie degli uomini: il 14,3% delle lavoratrici ha un contratto atipico contro il 9,3% dei colleghi uomini.
Il nostro è un Paese dove le donne sono più disoccupate degli uomini, a anche dove una donna su quattro tra i 15 e i 29 anni è inattiva. Questo significa che non solo non ha un lavoro retribuito, ma che neppure più lo cerca, né sta studiando o seguendo percorsi di formazione. Queste giovani donne hanno semplicemente rinunciato, in molti casi esasperate dalle difficoltà: questo fenomeno è ancora più grave al Sud.
Ciò che noi sperimentiamo tutti i giorni è che il nostro è:
Un Paese in cui nella maggior parte delle case e delle famiglie le donne sono ancora le uniche interpreti del lavoro di cura, con margini di tempo per loro stesse estremamente ristretti, e con minori possibilità di crescita professionale e di carriera. La cura è il sostegno a una vita buona. L’attività che include ciò che facciamo per conservare, continuare e riparare il nostro “mondo”, vale a dire i nostri corpi, noi stesse e il nostro ambiente per poterci vivere nel modo migliore possibile. Possiamo riconoscere non solo che molte donne mostrano l’attenzione, la responsabilità, le competenza che la cura richiede, ma che la cura in quanto opzione e scelta può offrire un terreno importante per prefigurare un lavoro al servizio della vita, in luogo di un lavoro che esaurisce la vita. A ciò consegue una visione più complessa del “lavoro”, capace di integrare in una vera conciliazione sistemi differenti: famiglie, imprese e politiche del governo centrale e locale.
Un Paese in cui le donne non hanno mai potuto contare su una rete sufficiente di protezione del welfare state, in termini di sostegno reale nella complicata gestione del lavoro di cura e della vita professionale. La drammaticità e la pervasività della crisi, a cui si è risposto con maggiori tagli, ha acuito ancor più queste difficoltà, portando all’esplosione di contraddizioni sopite ed arretramenti nei diritti e nelle opportunità.
Un Paese in cui le donne, oggi, sono spinte da politiche sociali conservatrici a rinunciare al proprio lavoro per tornare al loro ruolo domestico. Le basse retribuzioni delle donne rappresentano – o vengono ritenute – meri contributi residuali al bilancio familiare. Spesso conviene farne a meno. La rinuncia delle donne al lavoro retribuito rappresenta paradossalmente un risparmio per le fragili finanze familiari. E’ questo che avviene quando i nidi per l’infanzia e le scuole materne non garantiscono sufficienti posti per tutti i bambini e tutte le bambine, ugualmente le case protette per le anziane e gli anziani, disabili o persone non autosufficienti. Le famiglie sono nell’impossibilità di garantire la cura dei propri congiunti e di fare fronte agli esorbitanti costi di asili nido privati e baby-sitter, badanti e sostegni di varia natura. Di fatto sempre più donne sopperiscono alle strutturali carenze del nostro welfare, ormai ridotto all’osso.
Un Paese in cui a parità di condizioni, le donne sono più precarie, meno pagate e inquadrate per lo più a livelli inferiori rispetto ai loro colleghi uomini. La precarietà a cui le donne sono sottoposte non è solo una condizione contrattuale, ma una vera e propria condizione esistenziale in cui viene meno la possibilità stessa di disegnare il proprio futuro: costruire una professionalità, avviare un percorso lavorativo e al contempo avere una propria indipendenza economica, una propria casa in cui abitare…essere messe in condizione di poter realizzare un progetto di vita.
Un Paese in cui le donne dichiarano, in media, che darebbero volentieri alla luce almeno due figli. Peccato che in media, a mala pena, riescono a farne uno, perché non c’è un reale investimento da parte dello Stato sulla maternità come valore sociale e per la collettività. Oggi, la stessa possibilità delle donne di scegliere liberamente e consapevolmente la maternità è messa in discussione dalle condizioni economico-sociali che le donne sperimentano quotidianamente.
Un Paese in cui le donne migranti sperimentano le condizioni peggiori e i ricatti più infami del mercato del lavoro. le cui figlie e i cui figli nati e cresciuti in Italia, non hanno diritto alla cittadinanza. Giovani italiane e giovani italiani in terra straniera.
Un Paese in cui le collaboratrici domestiche sono più di un milione. Sono solo 700.000, però, i datori di lavoro che hanno regolarizzato le posizioni di queste donne, per la stragrande maggioranza straniere e in buona misura giovani e con un elevato livello di istruzione. Molte lavorano, quindi, in condizioni non pienamente legali o in nero. La crisi economica le ha definitivamente condannate a svolgere attività non qualificate con orari di lavoro massacranti e redditi da fame.
Le donne in questo Paese non sono solo soffocate da una drammatica emergenza sociale. Sono oggetto di una vera e propria emergenza antropologica: ciò che viene a mancare è l’autodeterminazione delle donne nelle diverse sfere della vita. Il lavoro o la sua assenza nella nostra società sembrano costituire, ancor più per le donne che per gli uomini, il discrimine tra una vita libera e dignitosa e una vita di povertà, emarginazione e subordinazione.
Impossibile negarlo: il momento storico e politico è molto complicato perché i ritardi della società italiana si intrecciano con le dinamiche internazionali del liberismo finanziario e della globalizzazione. Le ricette indicate per la cura, sono molto amare. Tuttavia, non possiamo ignorare una realtà che ci riguarda direttamente. Il rischio politico in questa situazione è quello di chiedere lavoro senza porci le domande più strategiche: quale lavoro? A quali condizioni?
Dalle analisi della crisi attuale emergono specificità di genere che è bene rammentare. Le politiche restrittive colpiscono tutti, ma in maniera particolare le donne che partono da condizioni particolarmente svantaggiate. Precarietà, insufficienza dei servizi di welfare essenziali, dimissioni in bianco, mancata tutela della maternità, assenza di politiche adeguate sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, e ancor prima l’assenza di una radicata cultura e pratica di condivisone dei compiti domestici e di cura con i propri compagni, la mancanza di congedi di paternità retribuiti, la liberalizzazione degli orari di apertura delle attività commerciali, da sempre grande bacino dell’occupazione femminile: questi sono solo alcuni dei temi che si pongono con drammatica urgenza alla nostra attenzione. Per questo crediamo che per invertire il ciclo della crisi la ricetta giusta sia quella di tornare a creare lavoro, a ri-dare senso, remunerazione e dignità al lavoro; creare nuovo lavoro per dare una prospettiva alle donne e al Paese stesso.
In questo contesto, abbiamo pensato che fosse utile ragionare insieme, intorno ad alcuni temi oggi in discussione per offrire delle chiavi di lettura ed individuare le questioni più dirimenti. I temi da noi individuati sono: la crisi, il lavoro e non lavoro delle donne, il precariato, le discriminazioni e il welfare.
Intorno a questi temi si articoleranno le relazioni che seguiranno questo intervento. Studiose (economiste, sociologhe, giuriste, giornaliste) che si occupano di lavoro femminile e donne che nel loro lavoro di sindacaliste e consigliere di parità affrontano quotidianamente i problemi del lavoro femminile, ci aiuteranno a mettere a fuoco la situazione. A loro è affidato il compito di offrirci un’istantanea e un’analisi del contesto socio-economico e politico, ma anche di mettere a nostra disposizione una mappatura ragionata per ogni tema delle proposte in campo e fornirci esempi di modelli e pratiche positive attuate e in fase di sperimentazione.
Desideriamo che questo incontro rappresenti un momento di discussione, di riflessione e di elaborazione comune, in cui tutte possano essere protagoniste. L’azione partecipata permetterà a tutte di poter condividere il proprio punto di vista, le proprie esigenze e le proprie competenze. Non desideriamo, infatti, che le voci delle donne vengano rappresentate da poche. Per questa ragione – a partire dal primo pomeriggio -ci divideremo in gruppi di discussione ricalcando la struttura dei cinque temi che vi abbiamo presentato.
Al termine del pomeriggio, tireremo le fila all’interno dei gruppi tematici. I risultati saranno presentati in assemblea plenaria, domenica mattina. Questo patrimonio di idee e proposte desideriamo che rappresenti un utile apporto nella discussione fra i nodi territoriali, in vista della costruzione dell’agenda politica nazionale di donne. Per nuove forme di elaborazione ci daremo appuntamento al futuro tavolo creativo.
Vorremmo anche ricordarvi l’appuntamento di questa sera, presso il Centro di Documentazione delle donne di via del Piombo, alle ore 21.00, quando andrà in scena E sei anche fortunata, azione di resistenza artistica a cura di RosaRosae, per la regia di Donatella Allegro. Precariato, umiliazioni, sfruttamento, mancanza di riconoscimenti, ma anche passione, determinazione e consapevolezza. Vi racconteremo il mondo del lavoro attraverso gli occhi delle più giovani.
Confidiamo che questa occasione di incontro possa essere un momento di elaborazione concreta per: disegnare insieme delle politiche, elaborare delle risposte di uscita dalla crisi che siano a misura di donna: che rispettino e tengano conto delle esigenze e dei diritti delle donne; che valorizzino l’apporto positivo delle donne all’economia, che aprano a modelli di sviluppo alternativi proprio a partire da noi, dalle donne.
Grazie a tutte.
Gruppo di lavoro del Comitato di Bologna

Programma dell’incontro
Sabato, 3 marzo 2012
Palazzo D’Accursio, Sala del Consiglio Comunale, Piazza Maggiore 1
apertura dei lavori ore 9.30
Benvenuto e Saluti del Sindaco di Bologna Virginio Merola
Relazione introduttiva del gruppo di lavoro bolognese
Intervento del Comitato promotore Se non ora quando?
Storie di donne: sei autopresentazioni
10.45 -13.30 Analisi e proposte
Crisi
Paola Villa, Università degli Studi di Trento
Annamaria Simonazzi, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
Lavoro e non lavoro
Antonella Picchio, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
Anna Salfi, Segreteria CGIL Emilia-Romagna
Precariato
Cristina Morini, giornalista
Stefania Scarponi, Università degli Studi di Trento
Discriminazioni
Letizia Mencarini, Università degli Studi di di Torino
Rosa Amorevole, Consigliera di Parità Emilia-Romagna
Welfare
Rossana Trifiletti, Università degli Studi di Firenze
Franca Bimbi, Università degli Studi di Padova
Sarà proiettato il video "Voci e vite di donne a Bologna, 3 e 4 marzo 2012" a cura Donne Cgil Bologna
Centro Documentazione delle Donne
Via del Piombo 5
15.00 Azione Partecipata e illustrazione delle modalità di svolgimento
Sara Seravalle, facilitatrice
15.30 Divisione dell’assemblea in sezioni tematiche parallele
18.30 Raccolta degli esiti della discussione nelle sezioni tematiche
19.30 Buffet Etnico (10 euro)
21.00 E sei anche fortunata. Azione di resistenza artistica a cura di RosaRosae,
regia di Donatella Allegro
Domenica, 4 marzo 2012
Palazzo D’Accursio, Sala del Consiglio Comunale Piazza Maggiore 1
9-10 Assemblea plenaria
Presentazione degli esiti delle sezioni tematiche: Crisi, Lavoro non lavoro, Precariato,
Discriminazioni, Welfare
10-12.30 Discussione e interventi
12.30-14 Proposta di appuntamento al “tavolo di confronto creativo” per la stesura definitiva dell’agenda
politica nazionale delle donne. Conclusioni a cura del gruppo di lavoro bolognese
Info : senonoraquandobologna.women.it