domenica 16 settembre 2012

L’originale trasversalismo di «Se non ora quando?»



03-09-2012 08:05:30 Rassegna stampa snoq
 
di Francesca Izzo, da l’Unità, 03 settembre 2012
C’è un aspetto del movimento Se Non Ora Quando? che risulta problematico: provoca perplessità e incomprensioni in parti dell’opinione pubblica femminile e suscita resistenze anche al suo interno. Eppure costituisce un suo tratto distintivo che ne ha segnato l’origine e ne ha caratterizzato le azioni più significative. Mi riferisco al suo cosiddetto «trasversalismo», termine usato per definire la vocazione di Snoq a rivolgersi e ad accogliere tutte le donne, al di là delle storiche appartenenze a movimenti (femministi e femminili) e partiti e delle scelte culturali e religiose. La parola trasversale viene usata abitualmente nel lessico politico per indicare atti, iniziative politiche o legislative che tagliano appunto trasversalmente gli schieramenti politici e sono in genere frutto di convergenze occasionali che non modificano la fisionomia di questi ultimi. Mentre la natura del «trasversalismo» di Se non ora quando? ha un senso e una portata molto diversa. Vorrei provare a spiegare come io ho inteso questa vocazione di Snoq a rivolgersi a tutte le donne e quali ne sono, a mio avviso, le implicazioni. Si tratta in prima battuta della volontà di superare i confini dati della politica delle donne in Italia, confini che si sono venuti formando nel corso di molti decenni.
Decenni nei quali prima i movimenti di emancipazione, poi di liberazione e della libertà hanno progressivamente eroso, come del resto è accaduto in tutto il mondo industrializzato, le basi materiali e simboliche del patriarcato. Il femminismo ha lavorato in profondità dando corpo e voce alla soggettività delle donne, cosa che ha fatto crollare su se stesso l’ordine patriarcale che sul loro silenzio e sulla loro assenza si fondava. In Italia, per ragioni storiche, questo processo coincidente con la scomparsa della società tradizionale ha trovato ascolto quasi esclusivamente nelle forze della sinistra. Ma anche per le donne vale il principio storico che il tramonto di un ordine non comporta la nascita di un altro diverso: «il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere» e in questo intermezzo tutto può accadere, spesso anche forme morbose di reazione e di stravolgimento del senso e dei fini della libertà affermata.
E l’Italia, la storia italiana degli ultimi vent’anni, ne è un esempio eclatante. La ricerca di una esistenza libera ha rischiato di convertirsi in un individualismo chiuso allo scambio e alla costruzione di forme collettive di espressione di sé. Il risultato, certo non voluto, è stato una marcata ed anomala, nel panorama europeo, marginalità sulla scena pubblica e nella vita politica. L’archiviazione dell’etica tradizionale, rigorista e punitiva della sessualità femminile, è servita spesso da alibi per fare delle donne l’oggetto, la principale merce della società dello spettacolo. Il comando della legge del Padre «sacrifica il piacere», con la crisi del patriarcato, si è tramutato nell’ingiunzione «godi!» e questo mutamento ha trovato grottesca espressione negli scandali a base di sesso-denaro-potere che hanno di recente travagliato la vita delle nostre istituzioni. La autodeterminazione nella vita procreativa conquistata a prezzo di tanta sofferenza, la libertà di scegliere se essere o no madri, separando l’essere donna da una destinazione biologica, rischia di non essere più tale. Sempre più diffusa è la difficoltà, se non l’impossibilità di diventare madri, per gli ostacoli materiali di ogni tipo che una società inospitale frappone.
La differenza sessuata – che costituisce la più straordinaria, rivoluzionaria visione del mondo prodotta dal pensiero di donne: i sessi sono due eguali e differenti ed entrambi formano simbolicamente e materialmente la realtà vede smussata la sua forza concettuale e reale e tende a svanire o nel transgender o nella prometeica e mimetica idea dell’unicità,  ovvero che le donne possono fare a meno degli uomini. L’idea originaria del femminismo che il punto di vista delle donne riformula e riordina tutti gli altri punti di vista, politici e sociali, si è di fatto, sulla base di dati storicamente cogenti, ristretta alla identificazione della politica delle donne con lo schieramento di sinistra.
È rispetto a questa costellazione, frutto per altro degli stessi successi del femminismo, che va valutato il senso del «trasversalismo» di Se non ora quando?. Con esso si intende prendere atto che una fase straordinaria della nostra storia si è conclusa, che ci troviamo a fare i conti con altre sfide che sorgono  dalla scomparsa del tradizionalismo patriarcale e dalle inedite e multiple resistenze ad adeguare ilmondo alla libertà femminile e che quindi i noti e abituali confini della politica delle donne vanno superati. L’appello del 13 febbraio del 2011 aveva sullo sfondo questa inquietante costellazione e la connessa esigenza di cambiare i «paradigmi». Alcune hanno ritenuto che quanto era accaduto nella giornata del 13 fosse qualcosa di unico, dovuto sia al concorso di circostanze politiche irripetibili sia alla «genericità» delle parole d’ordine , a cominciare dal richiamo alla dignità femminile, parola che all’orecchio di molte evocava il polveroso decoro borghese. Mentre proprio l’uso di questo termine, così come il richiamo all’amicizia degli uomini, segnalavano la necessità di cambiare i «paradigmi». Dire dignità voleva significare che l’avvento della libertà femminile apre una epocale questione di carattere antropologico che investe la natura della libertà coinvolgendo tutti, uomini e donne e non può più essere affrontata rincorrendo il radicalismo dei diritti.
E in nome della dignità delle donne e  dell’Italia nelle piazze di tutto il Paese mondi e sensibilità che per decenni si erano guardati con distacco se non con ostilità si sono incontrati: un popolo guidato da donne, si è detto. E su quell’incontro il movimento ha cercato di costruirsi e di agire, di concepire se stesso e la sua azione politica: il «trasversalismo» di Snoq indica la volontà di radicare le donne nel cuore della nazione per farne davvero una potenza di governo. Per governare in autonomia e non per graziosa concessione altrui, un movimento di donne deve avere la capacità di leggere l’insieme della vita  della nazione e farsene interprete. È un compito arduo, Se non ora quando? ci ha provato in questo anno e poco più di vita, nelle sue iniziative. Con la manifestazione dell’11 dicembre, che ha inteso porre al nuovo governo e all’insieme delle forze politiche i temi più urgenti per cominciare a fare dell’Italia un Paese per donne, con l’appello Mai più complici che, forte di una matura visione del nesso corpo femminile-rappresentazione, chiama gli uomini a confrontarsi con i femminicidi e la violenza contro le donne, con le posizioni assunte sulla vicenda delle nomine del consiglio di amministrazione della Rai e il futuro del servizio pubblico radiotelevisivo. Ma non senza incontrare difficoltà e resistenze, appunto. Probabilmente c’è bisogno di ancora più chiarezza e di più coraggio.

sabato 15 settembre 2012


La Compagnia di Arti & Mestieri è lieta di invitarVi

Giovedì 20 settembre alle ore 18:30
al ridotto del Teatro Verdi di Pordenone

alla presentazione del libro
“Quello che le donne non dicono”

Incontro con Valeria Palumbo, Bruna Braidotti e Gabriella Musetti.
Moderatrice Paola Dalle Molle

                      

Paola Dalle Molle e Bruna Braidotti presentano il libro “Quello che le donne non dicono” in cui autrici di età, cultura e condizioni diverse parlano di sé attraverso racconti, poesie, piece teatrali, filastrocche, lettere mai spedite o pagine di diario. 
Ne parlano assieme a Gabriella Musetti, che ne ha curato la prefazione, e alla giornalista Valeria Palumbo per allargare la conversazione al variegato mondo della creatività delle donne.

Valeria Palumbo: Caporedattrice centrale de L’Europeo, collabora con vari giornali e siti internet, tiene lezioni universitarie, conduce reading teatrali e incontri a festival storici e letterari. 
Gabriella Musetti: si occupa di scrittura per le scuole e scrittura per le donne, poetessa, e scrittrice, dirige la rivista “Almanacco del Ramo d’Oro”, cura la Pagina della Poesia del bimestrale “Leggere Donna”.  
Bruna Braidotti: drammaturga, attrice e regista, direttrice della Compagnia di Arti & Mestieri. 
Paola Dalle Molle: giornalista ed attrice, collaboratrice di Parole su misura.


Con il sostegno dell’Assessorato alla cultura  Regione FVG
COMPAGNIA DI ARTI & MESTIERI _ INSCENA Servizi per la cultura del territorio _ PAROLE SU MISURA




Per informazioni:
043440115 - 3400718557

lunedì 6 agosto 2012

COMUNICATO STAMPA


Il movimento SE NON ORA QUANDO di Pordenone si unisce all’appello di quanti
chiedendo l’approvazione della Proposta di Legge Regionale n. 215 del 2012, sulla Doppia Preferenza di Genere.
Al momento la proposta di legge è stata sottoscritta da 26 Consiglieri, ovvero tutta l’opposizione, più Mara Piccin (Lega Nord) e Luigi Ferone (Pensionati), ma servono almeno 31 voti favorevoli affinché la proposta diventi legge.

Lo SNOQ, che ha attivamente partecipato alla raccolta delle firme per la presentazione della proposta, ha visto molte donne dichiaratamente appartenenti allo schieramento dei partiti della maggioranza regionale aderire all’iniziativa e pertanto si chiede come esse possano sopportare di essere così palesemente ignorate dai consiglieri regionali eletti anche con i loro voti.
Ma in particolare si chiede se i voti femminili nel centro-destra contino così poco da poterci rinunciare o se anche per le donne, come per tanti uomini della compagine di maggioranza, le questioni di genere siano secondarie rispetto ad altri interessi.
Forse, dopo tanti anni di lotte femminili, è ora che tutte le donne facciano delle questioni di genere una priorità nei criteri di scelta politica, ponendo degli aut aut  definitivi a quanti le rappresentano, i quali, a parole in varie occasioni si sono detti solidali con queste problematiche, ma fino ad ora si sono sottratti ad ogni soluzione in vista di momenti decisivi.

Lo Snoq di Pordenone, ritenendo che l’approvazione della Proposta di Legge Regionale n. 215  sia assolutamente cruciale per poter avviare efficaci politiche di genere, specie in momenti di crisi economica in cui rischiano di prevalere i soliti interessi dei soliti poteri forti a scapito di ogni istanza di rinnovamento, ritenendo altresì che le donne possano rappresentare forze  innovative che ostacolino la deriva dell’antipolitica, si impegna a fornire ogni supporto a quante, deluse dalle politiche dei nostri rappresentanti regionali, intenderanno avviare nella prossima campagna elettorale iniziative di disturbo o di alternativa politica (potremmo pensare a liste autonome).

Si auspica, nel frattempo, che partiti e consiglieri di centro-destra rivedano le loro posizioni dimostrando rispetto e considerazione per le loro molte elettrici che si identificano in provvedimenti non più procrastinabili per la dignità politica delle donne.   

Pordenone 6 agosto 2012



sabato 4 agosto 2012

Aziende pubbliche, ecco le quote rosa nei cda un componente su tre sarà donna

di Annalisa Cuzzocrea, La Repubblica, 4 agosto 2012
— Stavolta no, non è un contentino. Il regolamento approvato ieri dal Consiglio dei ministri – in applicazione della legge varata un anno fa sulle quote rosa nei consigli di amministrazione – è destinato ad attuare una rivoluzione nelle società italiane controllate dallo Stato. Che dovranno avere nei loro cda e nei loro collegi sindacali almeno un terzo del genere meno rappresentato. Tradotto, almeno un terzo di donne.
E quindi Eni, Enel, Poste, Ferrovie, Rai, Sace, Cassa depositi e prestiti, Finmeccanica, Fintecna, Anas: sono 25 le società che dipendono direttamente dal ministero dell’Economia, 89 le controllate
di secondo livello, 2.100 le partecipate con oltre il 50 per cento dagli enti locali. Facendo i conti, tra il 2012 e il 2015, dovranno trovar posto al loro interno 6.500 consiglieri e 3.500 sindaci donna.
È questa, la rivoluzione. «Un’altra importante tappa nel cammino verso l’affermazione di una nuova cultura della parità di genere», dice Elsa Fornero. Si augura, il ministro del Welfare, che la decisione «sia un buon esempio per la politica. Che non si debba, con rammarico, registrare
l’assenza di candidature femminili come pare essere il caso delle prossime elezioni in Sicilia». Lo stesso auspicio arriva da Anna Finocchiaro, la presidente dei senatori pd che – come altre sue colleghe, tanto a destra quanto a sinistra – plaude alla legge: dalla presidente della fondazione Bellisario e deputata pdl Lella Golfo, che per prima l’ha promossa, a Chiara Moroni di Fli, fino all’ex ministro Mara Carfagna («una giornata storica»). Non un uomo fino a tarda sera, quando appare, timida, una dichiarazione del capogruppo pdl Fabrizio Cicchitto.
Roba da femmine, penseranno gli altri. Potrebbe non essere così. Perché se davvero ci sarà posto per tante donne in più (oggi la percentuale rosa nei cda delle controllate è al 7,6%), tutto rischia di cambiare anche per gli uomini. Tanto più che la legge che il Parlamento aveva varato un anno fa – dal 12 agosto entrerà in vigore per tutti, organismi pubblici e privati. Per le società quotate, infatti, il regolamento era arrivato già a febbraio ad opera della Consob, chiamata a vigilare sull’ottemperanza delle nuove regole. E quindi anche lì,
nei prossimi 4 anni, sono in arrivo 700 consiglieri e 200 sindaci donna. Una decisione che ha già sortito i suoi effetti, visto che nell’ultimo anno e mezzo molte società hanno cominciato ad adeguarsi passando dal 6,75 per cento di presenza femminile alla fine del 2010 al 9,49 del mese scorso. Adesso – mano a mano che arriveranno i rinnovi – dovranno fare di più. Così come avverrà nel pubblico, dove a controllare non sarà la Consob, ma direttamente il governo e il ministero per le pari opportunità. La pena, per chi non si adegua dopo i richiami formali, è la decadenza del cda.

A storcere il naso hanno cominciato in molti. Perché «le donne non sono panda», come dice da sempre Emma Bonino. Perché non è con le quote che si
raggiunge la parità, spiega chi è contrario a questa legge. Perché si rischia che i cda si riempiano di «figlie di» e «amiche di». La fondazione Bellisario ha risposto raccogliendo 2.500 curricula di donne capaci (oltre il 90 per cento con una o più lauree, la metà con master all’estero) «per dimostrare – dice la presidente Lella Golfo – che le donne ci sono, ci sono da sempre. Adesso non si potrà far finta di non vederle».

venerdì 3 agosto 2012

PROPOSTA DI LEGGE N. 215




Presentata dai consiglieri
Menosso, Piccin, Moretton, Baiutti, Brandolin, Brussa, Codega, Della Mea, Gabrovec, Gerolin,
Iacop, Lupieri, Marsilio, Menis, Pupulin, Tesini, Travanut, Zvech, Alunni Barbarossa, Corazza,


Kocijancic, Ferone, Agnola, Antonaz, Colussi, Pustetto

<<Modifica dell’articolo 25 della legge regionale 18 giugno 2007, n. 17
(Determinazione della forma di governo della Regione Friuli Venezia Giulia e del sistema
elettorale regionale, ai sensi dell’articolo 12 dello Statuto di autonomia)>>


Presentata il 17 luglio 2012

215_PDL.doc


Signor Presidente, colleghi Consiglieri,

una delle principali questioni attualmente all’attenzione della politica e dei partiti è
come reagire al clima di antipolitica che si è diffuso nel Paese, e che è parte essenziale di
quella crisi di sistema che stiamo vivendo. Ovviamente non esiste un’unica risposta al
quesito, ma è indubbio che ci si metterebbe sulla buona strada investendo sul
rafforzamento di meccanismi trasparenti di partecipazione e decisione politica, sul processo
democratico di selezione e rinnovamento dei gruppi dirigenti, su una politica che ritrovi la
sua capacità di rappresentare l’interesse generale del Paese.

E’ altrettanto indubbio che per rinnovare la politica e la qualità della rappresentanza
non sarebbe sbagliato – e per qualcuno forse addirittura giusto – scommettere sulle donne.

Si pone allora un problema non solo di qualità, ma anche di riequilibrio della
rappresentanza, con l’obiettivo di raggiungere una presenza femminile paritaria nei partiti e
nelle istituzioni.

E’ un traguardo che può essere raggiunto introducendo norme e sanzioni per
affermare la presenza femminile sia negli statuti dei partiti, sia nelle leggi elettorali a tutti i
livelli.

Non si parte certo da zero; in materia di “quote rosa” nel recente passato qualcosa è
stato fatto e anche recentemente si devono registrare significativi passi avanti in materia.

L’8 maggio 2012 la Camera ha approvato (con 372 si, 21 no e 48 astenuti) il disegno
di legge che promuove l’effettiva parità nella rappresentanza politica negli Enti locali delle
Regioni a statuto ordinario. Ora il testo passa al Senato.

Il provvedimento passato alla Camera prevede, fra le altre cose, l’introduzione della
doppia preferenza uomo-donna.

Ci sarà cioè la possibilità – si sottolinea: possibilità, non obbligo – di esprimere due
preferenze (anziché una, secondo la normativa vigente) per i candidati a consigliere
comunale. In tal caso una preferenza dovrà riguardare un candidato maschio e l’altra una
donna della stessa lista. In caso di mancato rispetto della disposizione, verrà annullata la
seconda preferenza.

Per la verità a far da battistrada in questa direzione era stata la Regione Campania,
che già nella legge regionale n. 4 del 2009 (articolo 4, comma 3) aveva introdotto l’istituto
della doppia preferenza (facoltativa) uomo – donna per l’elezione dei Consiglieri regionali.

Al momento attuale parecchie Regioni stanno seguendo l’esempio della Campania.

In linea con quanto avviene nel Paese, riteniamo sia giunto il momento di introdurre
anche nel sistema elettorale regionale del FVG la doppia preferenza di genere, modificando,
nello specifico, l’art. 25 della legge regionale 17/2007.

I



Il meccanismo che si propone è semplice, lineare, efficace, non coercitivo: ciascun
elettore “può” esprimere uno o due voti di preferenza; se ne esprime due, devono riguardare
candidati di genere diverso (maschio-femmina o femmina-maschio), pena l’annullamento
della seconda preferenza.

Riteniamo sia giusto ed opportuno fare questo ulteriore passo in direzione di una
democrazia paritaria e confidiamo che il Consiglio condivida ed approvi la presente
proposta.

MENOSSO
PICCIN
MORETTON
BAIUTTI
BRANDOLIN
BRUSSA
CODEGA
DELLA MEA
GABROVEC,
GEROLIN
IACOP
LUPIERI
MARSILIO
MENIS
PUPULIN
TESINI
TRAVANUT
ZVECH
ALUNNI BARBAROSSA
CORAZZA

KOCIJANCIC

FERONE
AGNOLA
ANTONAZ
COLUSSI
PUSTETTO

II



Atti consiliari -1-Consiglio regionale Friuli Venezia Giulia

X LEGISLATURA -PROPOSTA DI LEGGE N. 215

<<Modifica dell'articolo 25 della legge regionale 18 giugno 2007, n. 17 (Determinazione della forma di governo della Regione Friuli Venezia Giulia e del sistema
elettorale regionale, ai sensi dell'articolo 12 dello Statuto di autonomia)>>

Art. 1

(Modifica dell'articolo 25 della legge regionale 17/2007)

1. I commi 4 e 5 dell’articolo 25 della legge regionale 18 giugno 2007, n. 17 (17
(Determinazione della forma di governo della Regione Friuli Venezia Giulia e del sistema
elettorale regionale, ai sensi dell’articolo 12 dello Statuto di autonomia), sono sostituiti dai
seguenti:
<<4. Ciascun elettore può esprimere uno o due voti di preferenza a favore di
candidati alla carica di consigliere regionale compresi nella lista votata. Nel caso di
espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra
un candidato di genere femminile della stessa lista, pena l’annullamento della seconda
preferenza.

5. Il voto di preferenza si esprime scrivendo il cognome, ovvero il nome e
cognome del candidato, ovvero dei due candidati alla carica di consigliere regionale
compresi nella lista per la quale si intende votare.>>.

Atti consiliari -2-Consiglio regionale Friuli Venezia Giulia

X LEGISLATURA -PROPOSTA DI LEGGE N. 215

<<Modifica dell'articolo 25 della legge regionale 18 giugno 2007, n. 17 (Determinazione della forma di governo della Regione Friuli Venezia Giulia e del sistema
elettorale regionale, ai sensi dell'articolo 12 dello Statuto di autonomia)>>

TESTI NOTIZIALI


Nota all’articolo 1

Il testo dell’articolo 25 della legge regionale 18 giugno 2007, n. 17 (Determinazione della
forma di governo della Regione Friuli Venezia Giulia e del sistema elettorale regionale, ai
sensi dell’articolo 12 dello Statuto di autonomia), è il seguente:

Art. 25

(Modalità di espressione del voto)

1. Ciascun elettore può esprimere un voto a favore di una lista e un voto a
favore di un candidato alla carica di Presidente della Regione, anche non collegato alla lista
votata.
2. Nel caso in cui l'elettore esprima un voto solo a favore di una lista, il voto si
intende espresso anche a favore del candidato alla carica di Presidente della Regione con la
stessa collegato.
3. Nel caso in cui l'elettore esprima un voto solo a favore di un candidato alla
carica di Presidente della Regione, il voto si intende attribuito solo al candidato Presidente.
4. Ciascun elettore può esprimere un voto di preferenza per un candidato alla
carica di consigliere regionale compreso nella lista votata.
5. Il voto di preferenza si esprime scrivendo il cognome, ovvero il nome e
cognome, di un candidato alla carica di consigliere regionale compreso nella lista per la
quale si intende votare.