mercoledì 24 ottobre 2012

riunione di SNOQ di Pordenone mercoledì 31 ottobre 2012



ORDINE DEL GIORNO della riunione di mercoledì 31 ottobre h. 20 presso la CGIL di Pordenone:

-Sulla questione della RAPPRESENTANZA " Più donne per le candidature In Regione F.V.G." proposte e iniziative.

-PIANO REGOLATORE COMUNALE nel percorso partecipato "Pordenone più facile" suggerimenti di SNOQ

-Relazione sull'incontro degli SNOQ del Triveneto

-Il punto sulla situazione " PIANO DI ZONA" le linee guida elaborate dai soggetti pubblici interessati.

-Varie ed eventuali

I temi sono numerosi e importanti ,è caldeggiata una nutrita presenza per elaborarli con efficacia.
Un saluto dallo SNOQ di Pordenone  

martedì 23 ottobre 2012

Riunione degli SNOQ del Triveneto per sabato 27 ottobre a Mestre

sabato 27 ottobre riunione del Triveneto.
o.d.g. e il luogo dell'incontro.


Ordine del giorno:
-.Delibera legge PDL 3 del Veneto - valutazione politica e iniziative.
- "Mai più complici, mai più vittime " - incontri nazionali di Merano e Torino - iniziative territoriali e regionali.
- Elezioni politiche e amministrative -  partiamo dalla posizione delle donne del comitato di San Donà di  Piave  sulle elezioni nel  loro Comune.
- Varie ed eventuali.
  informazioni sulla sede che ci ospiterà il 27 ottobre e come raggiungerla sia per chi arriverà in treno che per chi arriverà in auto.
Per chi arriverà in treno ,con le spalle alla stazione, percorrere pochi metri a destra; fino a trovare ,attraversando la strada, via Dante. Percorrerla tutta fino al numero 114., e trovate la sede della Filt Cgil. Vi aspettiamo lì.
Per chi arriva in auto, seguire le indicazioni per la stazione ferroviaria;facendo via Piave, che è la strada che parte dalla stazione , si può cercare un parcheggio in una delle strade che si aprono a destra.Sempre sulla destra trovate via Dante 114. 
Comunque  per ogni difficoltà potete chiamarmi al 3355632341.

sabato 20 ottobre 2012

Come funziona il percorso partecipato "pordenone più facile"

 

In apertura del laboratorio M come Mobile a Palazzo Badini, la responsabile dei processi partecipativi Monia Guarino ha illustrato le tappe che condurranno al nuovo Piano regolatore di Pordenone e il modo in cui il contributo dei cittadini sarà portato a valore.
  • Questo è un percorso. È un percorso di partecipazione che si colloca all'interno di un processo decisionale, perché porta a una decisione con un atto pubblico.
  • Ha quattro macro tappe: analisi, progetto, valutazione e scelta. Siamo nella fase di analisi, ovvero nella prima fase, in cui costruiamo insieme all'amministrazione il quadro conoscitivo comune.
  • Nel 2013 è prevista la seconda fase, dedicata agli approfondimenti di carattere progettuale e alla valutazione degli scenari di Piano. Costruiamo insieme un contributo conoscitivo e tratteggiamo delle piste di lavoro e delle indicazioni per la progettazione, poi avremo l'opportunità il prossimo anno di seguirle, di valutarle insieme, di approfondirle e anche di ridefinirle.
  • Quand'è che facciamo le proposte? Possiamo tratteggiarle, ma l'importante in questa fase è avere un quadro di analisi saldo e condiviso.
  • Che cosa ha deciso l'amministrazione? La prima decisione messa in campo è quella relativa alla procedura: corretta, facile, più snella, ma al tempo stesso più completa ed esaustiva. Facciamo un'analisi approfondita, un punto zero, che poi aggiorniamo nel tempo e resta valido come riferimento per i progetti futuri.
  • Generalmente le direttive arrivano prima dell'analisi. In questo caso è stato deciso di elaborare le direttive sulla base di un'analisi chiara, esaustiva e completa sulle tendenze in atto, sui dati, ma anche sulle aspirazioni dei cittadini.
  • Per evitare l'autoreferenzialità classica di questi progetti, le fasi di analisi, progetto e valutazione sono oggetto di incarichi separati. Questa scelta ha permesso, tra l'altro, un significativo risparmio economico.
  • Nel bando è dichiarato che esiste questo percorso di partecipazione. I progettisti hanno l'obbligo di tenerlo in considerazione e devono argomentare nelle loro proposte in che modo hanno considerato quello che emerge da questo percorso, tenuto presente che quelli che forniamo non sono dati tecnici ma descrizioni di carattere qualitativo sul territorio.
  • L'altro criterio importante dichiarato sono gli ecosystem services, i servizi ecosistemici del territorio: anziché partire da un piano che battezza in partenza il numero di abitanti, viene chiesto innanzitutto di quantificare e valutare il suolo come risorsa rara sul territorio.
  • Questo vuol dire progettare il piano "a cubi zero"? No, non vuol dire questo. Di più: può anche emergere che, oltre ai cubi zero, sia necessario bonificare, riqualificare e ritornare a verde altre aree, sottraendo aree urbanizzate.
  • La prima fase in cui ci troviamo compone dunque il quadro conoscitivo. Consiste in un'analisi socio-economica territoriale di cui a breve avremo i primi risultati, un'analisi preliminare urbanistica e ambientale su cui ci confronteremo in chiusura di percorso e l'analisi eplorativa che stiamo realizzando insieme in questi laboratori.
  • Tutte queste analisi non vengono consegnate sotto forma di testi separati, ma diventano un testo unico: ognuna ha pari dignità. È come se aveste ricevuto un incarico gratuito da parte dell'amministrazione: come l'amministrazione non interferisce sulle analisi di carattere tecnico, non interferisce neanche sulla vostra.
  • Nulla vieta che in conclusione ci siano valutazioni sul nostro lavoro, ma avete la parola sul fatto che quello che viene consegnato è il vostro punto di vista, farina del vostro sacco.
  • Stiamo costruendo insieme una proposta per la città, non stiamo parlando per la città: la indaghiamo insieme, la costruiamo insieme e la presentiamo insieme in iniziative più vaste che in dicembre chiameranno a valutare il nostro lavoro i cittadini (attraverso mostre e pannelli da mettere, se il tempo lo consente, direttamente in strada). Potranno riconoscersi nel lavoro fatto o eventualmente integrarlo.
  • Tutti gli approfondimenti che andremo a fare possono essere fatti con diverse modalità: incursioni urbane sul territorio, passeggiate e sopralluoghi, video e fotoriprese, gruppi progetto. Abbiamo aperto Palazzo Badini al pomeriggio, nei giorni di laboratorio, proprio per venire incontro a chi diceva di avere idee da sviluppare.
  • Ci siamo chiesti quali saperi, quali situazioni e quali criteri far emergere. Avremmo potuto tranquillamente fornire in partenza tutti i dati possibili, ma sarebbe stata una scelta arbitraria. Al contrario, abbiamo intenzione di capire di volta in volta di quali dati abbiamo bisogno per capire meglio le situazioni che vengono elencate, costruendo insieme il bagaglio informativo senza manipolazioni. Nello stesso modo molti dati emergono spontaneamente, come si vede nel report degli incontri precedenti.
  • Abbiamo ricevuto anche attraverso il blog diverse idee o esplorazioni progettuali che potrebbe essere interessante mettere in discussione. Lo faremo appena esaurita la prima fase di lavoro assieme, al termine dei laboratori, per esempio guardando in base agli obiettivi progettuali che ci saremo dati quali potremo assumere come proposta.
  • L'attenzione a distinguere l'analisi dal progetto nasce proprio per salvaguardare la partecipazione. Costruiamo l'analisi e chiediamo di fare i conti con quest'analisi.
  • Abbiamo caratteristiche differenti, saperi differenti, attitudini differenti. Non tutti hanno le competenze per lavorare subito sui progetti, alcuni hanno la competenza di individuare i problemi. Condividiamo una griglia generale perché tutti abbiano modo di esprimersi, poi ci sono canali e strumenti per integrare.

domenica 16 settembre 2012

L’originale trasversalismo di «Se non ora quando?»



03-09-2012 08:05:30 Rassegna stampa snoq
 
di Francesca Izzo, da l’Unità, 03 settembre 2012
C’è un aspetto del movimento Se Non Ora Quando? che risulta problematico: provoca perplessità e incomprensioni in parti dell’opinione pubblica femminile e suscita resistenze anche al suo interno. Eppure costituisce un suo tratto distintivo che ne ha segnato l’origine e ne ha caratterizzato le azioni più significative. Mi riferisco al suo cosiddetto «trasversalismo», termine usato per definire la vocazione di Snoq a rivolgersi e ad accogliere tutte le donne, al di là delle storiche appartenenze a movimenti (femministi e femminili) e partiti e delle scelte culturali e religiose. La parola trasversale viene usata abitualmente nel lessico politico per indicare atti, iniziative politiche o legislative che tagliano appunto trasversalmente gli schieramenti politici e sono in genere frutto di convergenze occasionali che non modificano la fisionomia di questi ultimi. Mentre la natura del «trasversalismo» di Se non ora quando? ha un senso e una portata molto diversa. Vorrei provare a spiegare come io ho inteso questa vocazione di Snoq a rivolgersi a tutte le donne e quali ne sono, a mio avviso, le implicazioni. Si tratta in prima battuta della volontà di superare i confini dati della politica delle donne in Italia, confini che si sono venuti formando nel corso di molti decenni.
Decenni nei quali prima i movimenti di emancipazione, poi di liberazione e della libertà hanno progressivamente eroso, come del resto è accaduto in tutto il mondo industrializzato, le basi materiali e simboliche del patriarcato. Il femminismo ha lavorato in profondità dando corpo e voce alla soggettività delle donne, cosa che ha fatto crollare su se stesso l’ordine patriarcale che sul loro silenzio e sulla loro assenza si fondava. In Italia, per ragioni storiche, questo processo coincidente con la scomparsa della società tradizionale ha trovato ascolto quasi esclusivamente nelle forze della sinistra. Ma anche per le donne vale il principio storico che il tramonto di un ordine non comporta la nascita di un altro diverso: «il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere» e in questo intermezzo tutto può accadere, spesso anche forme morbose di reazione e di stravolgimento del senso e dei fini della libertà affermata.
E l’Italia, la storia italiana degli ultimi vent’anni, ne è un esempio eclatante. La ricerca di una esistenza libera ha rischiato di convertirsi in un individualismo chiuso allo scambio e alla costruzione di forme collettive di espressione di sé. Il risultato, certo non voluto, è stato una marcata ed anomala, nel panorama europeo, marginalità sulla scena pubblica e nella vita politica. L’archiviazione dell’etica tradizionale, rigorista e punitiva della sessualità femminile, è servita spesso da alibi per fare delle donne l’oggetto, la principale merce della società dello spettacolo. Il comando della legge del Padre «sacrifica il piacere», con la crisi del patriarcato, si è tramutato nell’ingiunzione «godi!» e questo mutamento ha trovato grottesca espressione negli scandali a base di sesso-denaro-potere che hanno di recente travagliato la vita delle nostre istituzioni. La autodeterminazione nella vita procreativa conquistata a prezzo di tanta sofferenza, la libertà di scegliere se essere o no madri, separando l’essere donna da una destinazione biologica, rischia di non essere più tale. Sempre più diffusa è la difficoltà, se non l’impossibilità di diventare madri, per gli ostacoli materiali di ogni tipo che una società inospitale frappone.
La differenza sessuata – che costituisce la più straordinaria, rivoluzionaria visione del mondo prodotta dal pensiero di donne: i sessi sono due eguali e differenti ed entrambi formano simbolicamente e materialmente la realtà vede smussata la sua forza concettuale e reale e tende a svanire o nel transgender o nella prometeica e mimetica idea dell’unicità,  ovvero che le donne possono fare a meno degli uomini. L’idea originaria del femminismo che il punto di vista delle donne riformula e riordina tutti gli altri punti di vista, politici e sociali, si è di fatto, sulla base di dati storicamente cogenti, ristretta alla identificazione della politica delle donne con lo schieramento di sinistra.
È rispetto a questa costellazione, frutto per altro degli stessi successi del femminismo, che va valutato il senso del «trasversalismo» di Se non ora quando?. Con esso si intende prendere atto che una fase straordinaria della nostra storia si è conclusa, che ci troviamo a fare i conti con altre sfide che sorgono  dalla scomparsa del tradizionalismo patriarcale e dalle inedite e multiple resistenze ad adeguare ilmondo alla libertà femminile e che quindi i noti e abituali confini della politica delle donne vanno superati. L’appello del 13 febbraio del 2011 aveva sullo sfondo questa inquietante costellazione e la connessa esigenza di cambiare i «paradigmi». Alcune hanno ritenuto che quanto era accaduto nella giornata del 13 fosse qualcosa di unico, dovuto sia al concorso di circostanze politiche irripetibili sia alla «genericità» delle parole d’ordine , a cominciare dal richiamo alla dignità femminile, parola che all’orecchio di molte evocava il polveroso decoro borghese. Mentre proprio l’uso di questo termine, così come il richiamo all’amicizia degli uomini, segnalavano la necessità di cambiare i «paradigmi». Dire dignità voleva significare che l’avvento della libertà femminile apre una epocale questione di carattere antropologico che investe la natura della libertà coinvolgendo tutti, uomini e donne e non può più essere affrontata rincorrendo il radicalismo dei diritti.
E in nome della dignità delle donne e  dell’Italia nelle piazze di tutto il Paese mondi e sensibilità che per decenni si erano guardati con distacco se non con ostilità si sono incontrati: un popolo guidato da donne, si è detto. E su quell’incontro il movimento ha cercato di costruirsi e di agire, di concepire se stesso e la sua azione politica: il «trasversalismo» di Snoq indica la volontà di radicare le donne nel cuore della nazione per farne davvero una potenza di governo. Per governare in autonomia e non per graziosa concessione altrui, un movimento di donne deve avere la capacità di leggere l’insieme della vita  della nazione e farsene interprete. È un compito arduo, Se non ora quando? ci ha provato in questo anno e poco più di vita, nelle sue iniziative. Con la manifestazione dell’11 dicembre, che ha inteso porre al nuovo governo e all’insieme delle forze politiche i temi più urgenti per cominciare a fare dell’Italia un Paese per donne, con l’appello Mai più complici che, forte di una matura visione del nesso corpo femminile-rappresentazione, chiama gli uomini a confrontarsi con i femminicidi e la violenza contro le donne, con le posizioni assunte sulla vicenda delle nomine del consiglio di amministrazione della Rai e il futuro del servizio pubblico radiotelevisivo. Ma non senza incontrare difficoltà e resistenze, appunto. Probabilmente c’è bisogno di ancora più chiarezza e di più coraggio.

sabato 15 settembre 2012


La Compagnia di Arti & Mestieri è lieta di invitarVi

Giovedì 20 settembre alle ore 18:30
al ridotto del Teatro Verdi di Pordenone

alla presentazione del libro
“Quello che le donne non dicono”

Incontro con Valeria Palumbo, Bruna Braidotti e Gabriella Musetti.
Moderatrice Paola Dalle Molle

                      

Paola Dalle Molle e Bruna Braidotti presentano il libro “Quello che le donne non dicono” in cui autrici di età, cultura e condizioni diverse parlano di sé attraverso racconti, poesie, piece teatrali, filastrocche, lettere mai spedite o pagine di diario. 
Ne parlano assieme a Gabriella Musetti, che ne ha curato la prefazione, e alla giornalista Valeria Palumbo per allargare la conversazione al variegato mondo della creatività delle donne.

Valeria Palumbo: Caporedattrice centrale de L’Europeo, collabora con vari giornali e siti internet, tiene lezioni universitarie, conduce reading teatrali e incontri a festival storici e letterari. 
Gabriella Musetti: si occupa di scrittura per le scuole e scrittura per le donne, poetessa, e scrittrice, dirige la rivista “Almanacco del Ramo d’Oro”, cura la Pagina della Poesia del bimestrale “Leggere Donna”.  
Bruna Braidotti: drammaturga, attrice e regista, direttrice della Compagnia di Arti & Mestieri. 
Paola Dalle Molle: giornalista ed attrice, collaboratrice di Parole su misura.


Con il sostegno dell’Assessorato alla cultura  Regione FVG
COMPAGNIA DI ARTI & MESTIERI _ INSCENA Servizi per la cultura del territorio _ PAROLE SU MISURA




Per informazioni:
043440115 - 3400718557

lunedì 6 agosto 2012

COMUNICATO STAMPA


Il movimento SE NON ORA QUANDO di Pordenone si unisce all’appello di quanti
chiedendo l’approvazione della Proposta di Legge Regionale n. 215 del 2012, sulla Doppia Preferenza di Genere.
Al momento la proposta di legge è stata sottoscritta da 26 Consiglieri, ovvero tutta l’opposizione, più Mara Piccin (Lega Nord) e Luigi Ferone (Pensionati), ma servono almeno 31 voti favorevoli affinché la proposta diventi legge.

Lo SNOQ, che ha attivamente partecipato alla raccolta delle firme per la presentazione della proposta, ha visto molte donne dichiaratamente appartenenti allo schieramento dei partiti della maggioranza regionale aderire all’iniziativa e pertanto si chiede come esse possano sopportare di essere così palesemente ignorate dai consiglieri regionali eletti anche con i loro voti.
Ma in particolare si chiede se i voti femminili nel centro-destra contino così poco da poterci rinunciare o se anche per le donne, come per tanti uomini della compagine di maggioranza, le questioni di genere siano secondarie rispetto ad altri interessi.
Forse, dopo tanti anni di lotte femminili, è ora che tutte le donne facciano delle questioni di genere una priorità nei criteri di scelta politica, ponendo degli aut aut  definitivi a quanti le rappresentano, i quali, a parole in varie occasioni si sono detti solidali con queste problematiche, ma fino ad ora si sono sottratti ad ogni soluzione in vista di momenti decisivi.

Lo Snoq di Pordenone, ritenendo che l’approvazione della Proposta di Legge Regionale n. 215  sia assolutamente cruciale per poter avviare efficaci politiche di genere, specie in momenti di crisi economica in cui rischiano di prevalere i soliti interessi dei soliti poteri forti a scapito di ogni istanza di rinnovamento, ritenendo altresì che le donne possano rappresentare forze  innovative che ostacolino la deriva dell’antipolitica, si impegna a fornire ogni supporto a quante, deluse dalle politiche dei nostri rappresentanti regionali, intenderanno avviare nella prossima campagna elettorale iniziative di disturbo o di alternativa politica (potremmo pensare a liste autonome).

Si auspica, nel frattempo, che partiti e consiglieri di centro-destra rivedano le loro posizioni dimostrando rispetto e considerazione per le loro molte elettrici che si identificano in provvedimenti non più procrastinabili per la dignità politica delle donne.   

Pordenone 6 agosto 2012